Telaio

I telai per mountain bike sono caratterizzati dall’avere una geometria diversa da quelli per bici da strada, tendenzialmente più “compatta” a parità di misura, per conferire maneggevolezza e resistenza. Negli ultimi anni si è diffusa la geometria detta “sloping” dall’inglese “slope” per “inclinazione” che presentano il tubo orizzontale fortemente inclinato verso il basso e il tubo reggisella conseguentemente molto lungo.

Tra i materiali il più usato fino a pochi anni fa era l’acciaio cromo-molibdeno (meno costoso ma più pesante) mentre oggi la maggior parte dei telai sono realizzati in alluminio. L’acciaio è ancora utilizzato per produzioni di bassa gamma o per modelli di nicchia e di grande qualità dove l’uso di leghe speciali e la lavorazione accurata consentono di ottenere pesi simili ai telai in alluminio ma dotati dell’elasticità e robustezza caratteristici di quelli in acciaio (per esempio i nuovi acciai speciali tipo Nivacrom hanno permesso di ridurre il peso di un telaio da circa 2700 a 1500 grammi). Sui modelli più costosi e orientati alla competizione cross-country il telaio è spesso realizzato in carbonio, con un piccolo risparmio di peso rispetto all’alluminio, più raramente in titanio. L’impiego di quest’ultimo metallo rappresenta il miglior compromesso tra leggerezza, resistenza alla fatica meccanica e alla corrosione ed elasticità strutturale ma il suo impiego è limitato dal prezzo molto elevato della materia prima e della loro lavorazione, visto che vengono realizzati artigianalmente a mano da pochi specialisti.

Cambio e deragliatore

La dentatura dei pignoni posteriori è variabile da minimo 11 per il pignone più piccolo a massimo 34 per il più grande, il loro numero può variare da 6 a 9, le corone della pedivella possono essere 2 o 3, con la possibilità di sviluppare quindi da 18 a 27 rapporti di trasmissione alla ruota. I rapporti effettivamente utilizzabili in realtà sono almeno due in meno, in quanto il cosiddetto “incrocio di catena” (corona più grande con pignone più grande e la più piccola con il più piccolo), può portare a usura prematura della catena e del cambio se mantenuto per periodi di tempo prolungati, oltre ad una maggiore fatica nel pedalare. Il cambio posteriore delle mountain bike è di solito caratterizzato dall’avere il bilanciere particolarmente lungo rispetto a quello delle bici da corsa, proprio per consentire escursioni particolarmente accentuate della catena (compreso l’incrocio, che per quanto sconsigliabile deve essere possibile effettuare quando il cambio sia ben regolato). Il principio di funzionamento del cambio è identico a quello di tutte le altre bici.

Lo sviluppo in metri dei rapporti può raggiungere nelle mountain bike valori particolarmente bassi, fino a 1,3 metri circa per ogni giro compiuto dall’asse del movimento centrale (ogni “pedalata”) utilizzando corona 22 denti, pignone 34 e una ruota standard da 26 pollici con pneumatico 26 × 2,0 (ad oggi il più diffuso). I rapporti più lunghi consentono invece sviluppi leggermente inferiori a quelli di una bici da corsa.

Nell’estate del 2009 la ditta SRAM, che assieme a SHIMANO detiene il monopolio della produzione di cambi per MTB, ha per prima messo in commercio un nuovo modello di cambio (lo SRAM XX) con pacco pignoni posteriore da 10 rapporti.

Leve del cambio e del deragliatore anteriore

Sono poste sul manubrio (rispettivamente a destra e a sinistra) e possono essere manovrate senza staccare le mani dallo stesso, cosa utile se il terreno è sconnesso. Si presentano come leve (in disuso), a pulsanti (la pressione su un pulsante consente di spostare la catena sugli ingranaggi immediatamente adiacenti a quello in uso), integrate nelle leve freno (la cambiata avviene muovendo verso l’alto o verso il basso l’intera leva del freno) o in forma di “manettino girevole” da impugnare in modo simile all’acceleratore di una moto. Bisogna dire che i comandi cambio tipo mountain bike sono ormai standard su quasi tutte le bici da strada eccetto quelle da corsa.

Pedali

Artigliati per impedire lo scivolamento del piede. Per facilitare la spinta sui pedali si possono installare dei puntapiedi, anche specifici per mountain bike (non necessitano di cinghietto). Sono molto diffusi i pedali dotati di aggancio rapido, da usare con apposite scarpette, che a differenza dei pedali da strada possono essere utilizzati su ambo i lati. Questo per dare una possibilità in più di aggancio nel caso il fango o la terra blocchino la molla del pedale stesso. Questi pedali sono gli stessi utilizzati anche nel ciclocross. Il passo del filetto su cui si avvitano i pedali è quello standard delle bici da città e da corsa, dunque è possibile montare qualunque tipo di pedale.

Ruote

Sono costituite da cerchi quasi sempre della misura comunemente denominata “26 pollici”, ma il loro diametro effettivo è di 559mm misurati dal punto di battuta dello pneumatico sul cerchio, corrispondenti a circa 22 pollici anglosassoni. Esistono in commercio ruote per mountain bike dette “29 pollici”, molto meno diffuse (ma stanno pian piano prendendo piede, negli USA rappresentano il 15% del mercato), in cui il diametro del cerchio è uguale a quello di una bici da corsa standard (622mm). Naturalmente non è possibile montare queste ruote sulle tradizionali mtb ma occorrono dei telai studiati appositamente per queste. Questo tipo di mbt viene così chiamato 29er o 29 pollici proprio per il diametro delle ruote. Cerchione, mozzo e raggi sono costruiti e assemblati in modo del tutto analogo a quello delle bici da strada e con gli stessi materiali (solitamente alluminio per i cerchi, acciaio per i mozzi e i raggi), in particolare l’asse filettato delle ruote anteriori è intercambiabile fra bici da corsa e mountain bike, e la costruzione interna dei mozzi non presenta sostanziali differenze a parte le misure ed eventualmente la disposizione dei raggi (nel caso sia previsto un freno a disco). La resistenza agli urti maggiore delle ruote da mountain bike rispetto a quelle da corsa è principalmente dovuta al minore diametro del cerchio e alla maggiore larghezza dello stesso. Fanno eccezione le bici pensate per effettuare primariamente percorsi in discesa (“downhill” o “freeride”) che possonopresentare mozzi con un asse passante di tipo motociclistico e cerchi a tripla camera (“triple wall”).

Pneumatici

Scolpite e di larga sezione, variabile nella maggior parte dei casi fra 1,9 e 2,3 pollici, con camera d’aria o tubeless. Il disegno della scolpitura è a volte studiato in funzione di un particolare tipo di terreno, altre volte è un compromesso. In generale per terreni fangosi è preferibile usare taselli molto distanziati che limitino l’accumulo di fango, più ravvicinati invece su terreni duri. È comunque possibile montare qualunque pneumatico, anche da strada con battistrada liscio e sezione molto stretta, purché il diametro sia quello corretto. Esistono in commercio numerosi pneumatici di questo tipo. Le pressioni di gonfiaggio sono in funzione dello pneumatico utilizzato, per pneumatici di larga sezione a camera d’aria non si superano di solito le 5 atm di pressione massima. È diffusa la pratica di sgonfiare parzialmente le gomme prima di affrontare discese impegnative, al fine di migliorare l’assorbimento delle asperità e, in caso di fondo viscido, l’aderenza. La pressione in questi casi può essere ridotta fino a circa 2 atm (la gomma cede leggermente alla pressione di un solo dito) a seconda del peso del ciclista. Gli pneumatici resistono ad un certo peso in base ai mm (ad esempio una 24 resiste 85 kg).

Manubrio

È molto largo e dritto o solo leggermente arcuato, per consentire un miglior controllo della bici su terreno accidentato (le braccia agiscono su un braccio di leva maggiore). Come il telaio, può essere in alluminio, acciaio, lega leggera, titanio o carbonio. Si possono aggiungere speciali appendici o “corna” alle estremità del manubrio, utili per la presa in salita, in particolare in piedi.

Freni

Il principale requisito che i freni da mtb devono avere rispetto a quelli per bici da corsa è la capacità di lasciare uno spazio elevato fra i bracci del freno e la ruota, in modo da consentire il montaggio di pneumatici a larga sezione mantenendo ancora margine per evitare accumuli di fango. Per questa ragione i comuni freni ad archetto non possono essere utilizzati. Fino alla fine degli anni novanta erano impiegati universalmente freni del tipo “cantilever”, in comune con le bici da ciclocross, questi sono poi stati sostituiti dai freni tipo “V-brake”, oggi utilizzati sulle biciclette più economiche o in versioni potenziate anche su alcune mtb da corsa, freni a pattino caratterizzati dall’avere i bracci di leva del corpo freno molto lunghi per consentire elevata potenza frenante con basse pressioni sulla leva al manubrio.

Da alcuni anni hanno preso decisamente piede freni a disco idraulici simili per costruzione e funzionamento a quelli motociclistici (alcuni modelli sono azionati da un cavo anziché da un fluido in pressione). I freni a disco possono essere montanti solo su ruote appositamente progettate, che presentano un diverso posizionamento dei raggi per sopportare il forte momento torcente che si crea fra il mozzo e il cerchione in frenata. Inoltre, il telaio deve essere predisposto con gli appositi supporti per il fissaggio della pinza. I freni a disco hanno una potenza di frenata decisamente superiore a quella dei “V-brake” anche grazie all’utilizzo di dischi frenanti di notevole diametro (le dimensioni più frequenti sono 160, 180 e 200 mm); allo stesso tempo però la frenata risulta decisamente più progressiva e modulabile con una conseguente riduzione del rischio di bloccare la ruota tipico quando ci si trova su terreni cedevoli. Inoltre, i freni a disco hanno la capacita’ di frenare sempre anche in condizioni gravose, come fango o neve, che sono il punto debole dei freni tradizionali.

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