Una delle caratteristiche più belle dello snowboard è che, pur essendo uno sport relativamente semplice da imparare, ha poi molte discipline differenti che possono andare incontro alle preferenze di ciascuno. Ci si può specializzare nel tirare i curvoni, nel saltare, nel fare trick in pista, oppure nello scoprire il mondo al di fuori delle piste.

Ecco, quest’ultimo è il mondo del backcountry. Allora, backcountry è un termine generale che indica appunto evasione dai percorsi battuti, e comprende in sè vari tipi di esperienze, tutte accomunate però da uno spirito unico: la ricerca del “powder”, la neve fresca, il pendio immacolato.

Ora, vista la straordinaria capacità della tavola da snowboard di muoversi nella neve fresca, elemento nel quale lo snowboard è nato e trova la sua massima espressione, grande è stato lo sviluppo di tutti quei settori connessi col fuoripista in genere; e quindi, per esempio helisnowboard, catsnowboarding (con i gatti delle nevi), o anche del freeriding vero utilizzando gli impianti, ma senza poi rivolgersi alle relative piste.

Il settore però più particolare che si è sviluppato in questi anni è quello del backcountry in senso stretto, cioè il rivolgersi con la tavola da snowboard verso luoghi privi di qualsiasi impianto di risalita, ed utilizzando solo i mezzi naturali, cioè, in parole povere, andando a piedi!

Ma è proprio l’aspetto apparentemente più “fastidioso” del backcountry in senso stretto che può presentare poi i risvolti più affascinanti. Perché può costare parecchia fatica fare 1000 metri di dislivello con la tavola sulle spalle e le ciaspe ai piedi, ma passi per posti incontaminati e veramente in armonia con la natura, e quando arrivi in cima senti davvero che la cima è TUA, che te la sei conquistata.

E se pensate che sia un’attività riservata a pochi pazzi autolesionisti Bè, al Nitro Backcountry Classic del 2001 eravamo in 120 a salire in fila indiana su per la montagna.. Dico, immaginate che impressione fa un serpentone di centoventi snowboarders su per un tappeto bianco di neve?? Eh, sono cose che difficilmente svaniscono dalla memoria Come poi vedere gli stessi allargarsi a raggiera per l’intera montagna, e poi sgusciare da ogni anfratto del bosco.

Certo, per “noi umani” non è proprio un’attività da poter fare tutti i weekend. Cioè, in realtà con pazienza e dedizione C’è un ragazzo che conosco che, vi assicuro, due anni fa era titubante a venire alla prima edizione del Nitro Backcountry Classic, e quest’anno si è fatto invece TUTTI, DICO TUTTI i sabati e domenica salendo a piedi delle cime, fino a conquistare, questa primavera, l’Ortles-Cevedale, e scusate se è poco .

Insomma, se proprio non ne potete più di fare a pugni a febbraio in fila alla seggiovia, col solito sciatore che vi fa un bassorilievo sulla coda dell’amata tavola, considerate il backcountry. A volte può essere combinato con gli impianti, magari si prende una cabinovia, ma poi invece di ingorgarsi in pista, si calzano le ciaspe o racchette da neve, e via! Vi assicuro che un po’ di fatica viene ripagata dal fluttuare della tavola nel silenzio su neve intonsa e che molti non sanno neanche che è lì .

Prima di avventurarci in Powder, è neccessario conoscere alcune regole basilari.. bisogna conoscere la montagna, rispettarla, perchè in un momento ci può travolgere..

Se rispetteremo queste regole, sicuramente riusciremo a Godere una giornata fantastica che resterà impressa nella nostra memoria per anni.. Per prima cosa pensiamo alla sicurezza, tutti noi dobbiamo conoscere a MEMORIA e soprattutto essere in grado di mettere in pratica queste poche righe..

Si parla della TRUNA, uno dei pochi modo per riuscire a sopravvivere alla notte invernale all’aperto.. Ricordatevi che sapere come si fa, potrebbe salvarvi la vita..Se avete bisogno di sapere dov’è il Nord per potervi orientare e non avete la bussola con voi

  • La Truna è una buca scavata nella neve, normalmente per contenere due persone coricate, delle dimensioni di circa 2 metri per 1,30 per 0,60 di altezza, coperta da un intreccio formato dagli sci e dai bastoncini (o da rami di albero) che sostengono un telo a sua volta ricoperto di neve per uno spessore di almeno 30 cm.
  • All’interno si realizza un fondo di rami (se non si dispone di un materassino) per isolare dalla neve di base o dal terreno.
  • Le pareti vengono lisciate per impedire che gocciolino quando l’interno viene riscaldato da una o due candele che portano la temperatura interna a valori positivi.
  • In tal caso l’acqua di fusione, anziché gocciolare, penetra per capillarità nella neve migliorando l’isolamento.
  • Se la neve è profonda meno di 60 cm, si realizzano delle pareti intorno alla buca con dei blocchi, si suturano le fessure con neve e si ricopre il tutto con quanta più neve possibile.
  • Maggiore è lo spessore della neve migliore è l’isolamento dalle temperature esterne.
  • L’accesso, dalla parte dei piedi, viene ostruito da un blocco di neve all’interno del quale si scava anche una fossetta più profonda in cui va a raccogliersi l’aria fredda.
  • In fondo ai piedi vengono anche riposti gli zaini e il materiale.
  • Il ricambio dell’aria viene ottenuto praticando, con un bastone, un foro nella parte bassa dell’ingresso ed uno nella parte alta della truna.
  • Il bastone va tenuto a portata di mano per poter mantenere l’apertura dei fori in caso di nevicata o di vento durante la notte.
  • E’ preferibile realizzare l’apertura di entrata sottovento, magari con un breve corridoio ad angolo, per evitare una rapida ostruzione del foro di aerazione o l’ingresso forzato di aria fredda.
  • Gli scarponi si tolgono e si infilano nel sacco da bivacco, meglio se riempiti di carta da giornale.
  • E’ opportuno evitare di bere alcolici durante la permanenza nella truna per evitare inutile dispersione di calore corporeo.
  • Se la persona è una sola, ovviamente, la larghezza sarà ridotta a circa 60 cm, per ridurre il volume e, quindi, le difficoltà di riscaldamento.
  • Altri bivacchi nella neve possono essere costituiti dalla tana di volpe o dall’igloo, di costruzione più lunga e complessa, ma utilizzabili per più notti.
  • Nella truna si possono avere temperature positive di uno o anche più gradi con temperature esterne anche di oltre meno venti, specie se si usa un fornelletto per scaldare qualche bevanda (da spegnere appena usato per evitare eccessivo consumo di ossigeno).
  • Controllare, dopo l’uso del fornelletto, la pervietà dei fori di aerazione..

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